I gruppi esperienziali sono, in mia personale opinione, un risolutivo strumento di trasformazione interiore, in quanto il singolo, l’io piccolo, si apre all’io grande, alla comunità, allo scambio alla pari che avviene in cerchio. Sono tutte pratiche che il nostro corpo ricorda, in quanto memoria ancestrale della condivisione in comunità o villaggio. Il mio problema non è più solo un mio problema, riflesso della cultura occidentale che spinge all’individualismo e alla competitività, creando un profondo senso di solitudine e sfiducia, ma ci si affida al cerchio, alla comunità nel senso amplio della parola, all’interconnessione e alla risonanza del campo cosciente.

Integrando alla rappresentazione sistemica la risoluzione dei traumi a base corporea, possiamo accedere e lavorare su profonde memorie registrate a livello di sistema nervoso centrale e cervello rettile, permettendo al corpo fisico di scaricare grandi masse di energia nervosa, congelate nel corpo, dando immediatamente un gran senso di quiete e pienezza interiore, risvegliando parti del corpo e sensazioni indispensabili alla percezione della Vita in sé e alla conseguente trasmissione.

In questo contesto, viene utilizzata come risorsa anche la musica e il suono del tamburo, perchè, dove la mente lega, il suono scioglie, il corpo e l’anima ri-cordano. E’ limitante tentare di spiegare a parole un esperienza del genere, l’invito è farne esperienza.

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